Il futuro del lavoro: Lezioni dalla tavola

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– Articolo in collaborazione con Swiss Re –

I giovani talenti sentono sempre più la necessità di sentire appagati i loro bisogni primari per potersi impegnare in un ruolo. Antonio Grasso e Pravina Ladva, due esperti di tecnologia che apprezzano i piaceri culinari, riflettono su come le organizzazioni, affamate di competenze, possano attrarre e trattenere i talenti. Nel dibattito hanno trovato un vivido parallelismo tra il desiderio di buon cibo, che va oltre le calorie, e il bisogno di un lavoro appagante, che non riguarda solo lo stipendio ma è finalizzato anche ad uno scopo.

Le prospettive future del lavoro

Sullo sfondo di una pandemia in corso, di una guerra in Ucraina, di tassi di inflazione in aumento e di sconvolgimenti sociopolitici, le nostre scelte stanno diventando inestricabilmente legate ai nostri sentimenti ed emozioni. Siamo sempre più motivati a scegliere ciò che ci fa sentire bene, ciò che ci attrae e ciò che soddisfa i nostri bisogni umani fondamentali: il vero nutrimento e il senso della vita.

Sulla soglia della Digital Transformation, i professionisti di talento esercitano un potere incredibile: giocano un ruolo chiave nel determinare il successo o il fallimento delle organizzazioni, anche perché sono diventati una risorsa rara con un’abbondanza di opzioni a loro disposizione.

Ciò mantiene in allerta i leader aziendali che si chiedono: come attrarre e trattenere i migliori talenti dopo che la pandemia avrà rivoluzionato la nostra cultura del lavoro? Antonio Grasso e Pravina Ladva discutono di ciò che possiamo imparare dalle nostre preferenze culinarie e come possiamo attrarre e trattenere i talenti in azienda.


Così come mangiare è qualcosa di più dell'apporto calorico e del nutrimento del corpo, il lavoro è qualcosa di più di uno stipendio. Condividi il Tweet

Le riflessioni di Antonio Grasso da Napoli

Da italiano amante del cibo, non vi sorprenderà che io veda la soluzione alla ricerca dei talenti con un parallelismo alla mia cultura. Le intuizioni che propongo sono valide a prescindere dal luogo e dal tempo, perché si basano su bisogni umani universali.

Iniziamo col dire che per me è impensabile equiparare il cibo alla mera sussistenza. Nutrire il mio corpo è solo una parte. L’esperienza sensoriale e il piacere che provo quando mangio un pasto delizioso, condito con le dinamiche sociali che si instaurano durante una cena tra amici e parenti, è ciò che nutre e fa crescere il mio desiderio di volerne ancora.

Infatti, quando scelgo in quale ristorante andare durante la settimana, ricreo mentalmente un elenco di quelli in cui ho avuto buone esperienze. Ma se voglio scoprire un posto nuovo, oltre a leggere il menu, non posso fare a meno di leggere anche le recensioni del ristorante, per assicurarmi un’esperienza simile e appagante.

Certo, come la maggior parte dei lettori, anch’io ho un ristorante che porto nel cuore, quello in cui torno innumerevoli volte nel corso degli anni e che mi emoziona ogni volta che ci penso. Al di là della qualità del cibo e del servizio impeccabile, di quel luogo mi attrae la vista mozzafiato sulla Costiera Sorrentina, l’accoglienza che ricevo quando varco la porta e il calore che sento quando ripenso al tempo trascorso lì. In pratica, quando mangio fuori casa, voglio la migliore esperienza possibile e mi sento appagato nel sapere che qualcuno è pronto, disposto e in grado di offrirmela.

Detto questo, vorrei tornare alla questione di come le organizzazioni affamate di competenze possano attrarre e trattenere talenti incredibili. Ed ecco che tutto ciò che ho detto sopra, a proposito del cibo, calza perfettamente con questo contesto.

  • Così come mangiare è qualcosa di più dell’apporto calorico e del nutrimento del corpo, il lavoro è qualcosa di più di uno stipendio. Lavoriamo per dare un senso alla nostra vita, per contribuire al miglioramento della società e per essere orgogliosi dei nostri risultati e dei nostri sforzi.
  • Più il contesto lavorativo è attraente, più si allinea ai nostri valori e alla visione che abbiamo della nostra vita, più è probabile che diventi per noi una vocazione e che ci impegniamo ad eccellere.
  • Le conferme, oneste e imparziali, degli altri possono rassicurarci, farci sentire parte di una comunità più ampia e favorirne la reciprocità.
  • Essere rispettati ci fa sentire speciali, stimati e ci incoraggia a dare sempre di più.

Questi stessi principi, fatti di lezioni di vita e valori, si estendono al mondo del lavoro contemporaneo.

Il rispetto della dignità del lavoro, la garanzia di un’esperienza positiva per la risorsa e il senso di gratificazione sono gli ingredienti per una ricetta perfetta che attrae e trattiene talenti.

lavoro

Le riflessioni di Pravina Ladva da Londra

I miei ristoranti preferiti non hanno la vista sulla Penisola Sorrentina, ma dopo una settimana impegnativa mi piace mangiare con gli amici, sia a casa che in un attraente ristorante della città.

Mi ritrovo molto con il parallelo che Antonio fa tra l’esperienza che ti attrae in un ristorante e quella che attrae i talenti in un’azienda. Oltre alle esigenze degli ospiti che descrive, mi ispira molto l’autenticità di un luogo. Tendo ad apprezzare i ristoranti in cui l’attenzione è rivolta alla stagionalità e ai prodotti locali, piuttosto che alle importazioni di lusso e alle decorazioni che distraggono.

Per me e per le generazioni più giovani, che hanno il privilegio di scegliere tra centinaia di ottimi ristoranti a Londra, la ricerca è finalizzata a un’esperienza autentica e personalizzata. Soprattutto quando esco con parenti o colleghi più giovani, in molti casi noto che si aspettano che il padrone di casa offra varie opzioni: come la possibilità di scegliere tra piatti vegani, senza lattosio o altre richieste.

Tornando al contesto lavorativo, vorrei che i dipendenti si sentissero pienamente nutriti nel loro lavoro, che avessero la libertà di essere creativi e l’accesso alle informazioni. Ma anche che trovino dei mentori che possano appagare le loro menti. Devono sentirsi accolti in un’atmosfera che dia loro la possibilità di tentare e sbagliare e che sappiano di poter contare su un datore di lavoro adatti l’ambiente alle loro esigenze, ad esempio, con opzioni di lavoro flessibili.

Proprio come un ristorante non può sopravvivere offrendo sempre gli stessi piatti, noi come datori di lavoro dobbiamo evolvere e ripensare a ciò che offriamo. Soprattutto dopo la pandemia, dobbiamo allinearci con le molte persone che ripensano alla loro vita e al loro modo di lavorare. Oggi, i talenti sono scarsi e molto richiesti in quanto sono tante le organizzazioni che cercano le stesse competenze e le stesse persone.

Una cosa che mi colpisce sempre di più è come le persone reputano importante avere uno scopo chiaro e prospettive di sviluppo. In Swiss Re, i team sono motivati dalla nostra visione di rendere il mondo più resiliente. Perseguiamo questo obiettivo in modo sincero e coerente, e spesso ricevo commenti da parte di talenti che dicono di identificarsi davvero con il nostro scopo.

Naturalmente ci sono molti dati sulle esigenze e sui requisiti dei talenti. Ma, se si vuole sintetizzare, l’empatia è ciò che ci aiuta a capire come gli esseri umani pensano, sentono e agiscono. Se riusciamo ad apprezzare il punto di vista di un’altra persona, siamo molto più bravi a soddisfare le sue esigenze – sia da imprenditore sia da collega. Le lezioni sulle caratteristiche umane che Antonio e io sperimentiamo a tavola trascendono la cultura, il tempo e il luogo.

– Co-autore Pravina Ladva, Swiss Re Group Chief Digital & Technology Officer –

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