Il rimedio perfetto per i rischi posti dalla digitalizzazione

6 min

– Articolo in partnership con Swiss Re –

Con la digitalizzazione che cambia i rischi, le soluzioni devono tenere il passo per affrontare i rischi emergenti che potrebbero diventare sistemici. Nel loro terzo e ultimo articolo Pravina Ladva e Antonio Grasso discutono di come le soluzioni digitali possano mitigare i rischi economici e sociali della digitalizzazione.

Le digitalizzazione apre a nuove sfide

Da sempre si è consapevoli del fatto che le innovazioni più recenti portano grandi vantaggi, ma possono anche comportare nuove sfide. Questo è anche il caso della digitalizzazione. Tuttavia, a causa del ritmo della digitalizzazione, dobbiamo essere più veloci che mai nel porre rimedio alle vulnerabilità che accompagnano la digitalizzazione attraverso le nostre capacità digitali in espansione.

Il punto di vista di Pravina Ladva

Il panorama dei rischi sta cambiando rapidamente e si sta espandendo nello spazio virtuale, accelerando la necessità di nuovi tipi di prodotti assicurativi che proteggano i preziosi beni digitali. Un programma nato da una partnership tra l’assicuratore informatico Cowbell e Swiss Re offre protezione alle imprese che costruiscono la loro impronta nel cloud di Amazon Web Services (AWS). Oltre a una solida protezione assicurativa contro i rischi informatici, questo programma fornisce una guida continua agli assicurati, aiutandoli a implementare le migliori pratiche di sicurezza informatica in un ambiente cloud.

Poiché una parte crescente dell’economia digitale si basa sul cloud, la resilienza informatica sta diventando sempre più importante. L’interconnessione, guidata dalle forze della globalizzazione e della digitalizzazione, sta creando nuovi fattori di rischio. I modelli di rischio e le soluzioni assicurative devono essere adattati a questa nuova realtà.

La catena è forte solo quanto il suo anello più debole

Questo è vero soprattutto per i servizi digitalizzati che fanno parte di ecosistemi. La digitalizzazione e i miliardi di dispositivi in rete che la rendono possibile stanno alimentando guadagni di efficienza senza precedenti. Tuttavia, stanno anche creando interdipendenze e rischi imprevisti. La crescente frequenza di shock, come quelli derivanti da attacchi informatici, pone una sfida ancora maggiore ai modelli di rischio tradizionali.

 


Pravina Ladva <<I modelli di rischio e le soluzioni assicurative devono essere adattati alla nuova realtà>>. Condividi il Tweet

È chiaro che i riassicuratori devono rispondere a queste sfide e alle mutate esigenze dei clienti sfruttando dati granulari e in tempo reale. L’utilizzo di migliori analisi per creare modelli predittivi accurati e l’automazione dei processi consentono al settore di formulare giudizi tempestivi e precisi sul rischio.

In Swiss Re supportiamo i nostri clienti nella loro trasformazione guidata dai dati, fornendo approfondimenti sui rischi attraverso l’analisi dei prezzi e dei sinistri. Ad esempio, abbiamo creato uno dei più grandi pool di dati assicurativi e di rischio al mondo per il ramo danni/infortuni con la nostra piattaforma plug-and-play Impact+, che fornisce informazioni utili grazie a modelli e processi di Machine Intelligence incorporati.

È necessaria una risposta più rapida al rischio

Quando emergono nuove aree di rischio, dobbiamo porre rapidamente rimedio a eventuali vulnerabilità sfruttando le nostre capacità digitali in espansione. Per Swiss Re, questo ha significato combinare la nostra esperienza nella modellazione del rischio con nuovi dati e analisi, e collaborare con i partner per trovare soluzioni.

Un esempio è rappresentato dai Risk Data Services for Corporates, che consentono ai risk manager di controllare meglio i propri rischi. Utilizzando i nostri modelli e le nostre analisi, i risk manager possono trarre spunti dai propri dati e da quelli di terzi per gestire l’esposizione immobiliare, il clima e i rischi della catena di fornitura.

Non lasciamoci intimidire dai rischi presentati dalla digitalizzazione e sfruttiamone invece la potenza per affrontarli.

Il punto di vista di Antonio Grasso

Se da un lato la digitalizzazione ci ha portato innumerevoli benefici, come Pravina ha splendidamente illustrato, dall’altro ha aumentato i rischi nelle aree della privacy, dei dati e delle infrastrutture. Intere economie stanno soffrendo a causa del ransomware, che cripta i dati nel tentativo di tenere in ostaggio individui, aziende e organizzazioni con un prezzo da pagare. A loro volta, le aziende sono costrette a ridurre la produttività in seguito a blocchi informatici che limitano le capacità di risposta dei loro sistemi.

Sociologia e digitalizzazione

Come tecnologo, appassionato di sociologia, vedo rischi ancora più insidiosi che minacciano di cambiare il modo in cui ci relazioniamo gli uni con gli altri, esprimiamo rispetto e preoccupazione e sosteniamo i principi fondamentali della “comunità”. Da un punto di vista sociologico, le conseguenze indesiderate della digitalizzazione potrebbero essere ancora più devastanti per i nostri cuori e le nostre menti di un attacco informatico volto a rubare denaro o a bloccare un computer.

Permettetemi di spiegarvi. Il filosofo francese Auguste Comte coniò il termine “sociologia” nel 1838 nel suo Cours de Philosophie Positive. Come disciplina, la sociologia esplora i fenomeni delle società umane nella misura in cui indaga le dinamiche relazionali, le sfumature e le norme in evoluzione che si sviluppano tra individui e gruppi sociali. È proprio nell’intersezione tra sociologia e digitalizzazione che vedo la crescita della disintermediazione e del decentramento.

L’impatto sociale della digitalizzazione

A mio avviso, l’evoluzione sociale è alimentata dalle tre D: digitalizzazione, disintermediazione e decentralizzazione. Per “disintermediazione” intendo il fenomeno che spinge le persone a non fare più riferimento alla classe dei cosiddetti intermediari, ovvero quelle organizzazioni che si frappongono tra noi e le notizie o tra noi e la finanza, o altri campi. Per quanto riguarda i primi, abbiamo assistito a un numero crescente di persone che raccolgono informazioni al di fuori dei media tradizionali. Semplicemente, scelgono fonti alternative che considerano più affidabili, o almeno più neutrali. Nel secondo caso, mi riferisco alle criptovalute che non richiedono una banca centrale per l’emissione o il controllo. Ognuno di questi fenomeni esprime il desiderio dei cittadini di fare scelte dirette nel loro interesse.

Il decentramento, d’altra parte, viene spesso citato nel contesto delle dinamiche di potere, sia economico che politico. Quando viene attuato, consente a terzi di esercitare il controllo su ciò che prima era centralizzato. Si pensi alla democrazia diretta, che permetterebbe ai cittadini di esercitare i propri poteri senza dover ricorrere a terzi eletti che si frappongono tra il potere popolare e l’esercizio della funzione legislativa.

 

 


Antonio Grasso << La decentralizzazione deve essere utilizzata per il bene collettivo >>. Condividi il Tweet

Polarizzazione sociale

Se in teoria tutto questo suona bene, dal punto di vista sociale ha un risvolto insidioso. In un contesto di confronto sociale di tipo chiuso, come Telegram o WhatsApp, e persino nei gruppi privati dei social media, le persone tendono ad assumere gradualmente, anche se sistematicamente, atteggiamenti sempre più estremi.

In questo contesto, non posso fare a meno di chiedermi: Come si comporteranno i nativi digitali nei prossimi anni? I bambini e gli adolescenti nati dopo il 2010 hanno avuto a portata di mano la digitalizzazione, l’iperconnessione e l’interdipendenza. Sebbene non riesca ad avere una visione chiara di ciò che il futuro ha in serbo per loro, resto fiducioso che saranno in grado di cambiare lo status quo.

Se, come dimostrato con la sostenibilità, la prossima generazione è più attenta all’ambiente, è logico che sarà anche più attenta a interpretare la disintermediazione e il decentramento come fenomeni sistemici. Da qui, il passo è breve per sfruttarli per il bene collettivo e favorire uno spirito di adattamento che potrebbe portare a enormi benefici per tutta l’umanità.

La leadership collettiva nell’era post-digitale

Tutto sommato, immagino un’era post-digitale ricca di inclusione sociale, attenta alla sostenibilità ambientale e che abbraccia il vero significato di democrazia diretta. Un mondo in cui ognuno possa avere il proprio spazio di espressione sociale o economica e in cui il concetto di leadership collettiva superi di gran lunga la leadership di un singolo gruppo di uomini. Questo deve accadere per il bene dell’umanità, e spero che accada il prima possibile.

– Co-autore Pravina Ladva, Swiss Re Group Chief Digital & Technology Officer –

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