Creatività e razionalità: le due principali leve di un’azienda innovativa

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Le innovazioni sono il frutto di un processo creativo. Che sia esso indotto o generato da un’idea spontanea, il nuovo è sempre qualcosa che nasce da un’intelligenza cognitiva, attualmente prodotta solo dalla mente umana. Tuttavia, all’accensione della lampadina dovrà seguire necessariamente un percorso razionale che valuterà la fattibilità dell’idea. Ecco perchè un’azienda innovativa dovrà necessariamente stimolare l’area creativa e quella razionale per raggiungere il successo. Ma quali sono i punti di forza delle due facce della stessa medaglia? Confrontiamole insieme.

Innovazione e processi consolidati: come farli coesistere

Riportare in azienda e nelle macchine l’equilibrio e le potenzialità della mente umana è una sfida che vede impegnati esperti e scienziati di tutto il mondo. L’Intelligenza Artificiale nasce proprio per simulare le abilità umane ma il suo percorso è ancora lontano dalla perfezione del pensiero cognitivo.

Il contesto aziendale è fatto di risorse umane e tecnologie e questa combo può ricreare le potenzialità dei due emisferi mentali: quello di sinistra, razionale e sede del pensiero logico-matematico e della parola; e l’emisfero destro sede dell’immaginazione, del linguaggio anagogico e della creatività.

Questa è una distinzione che serve per appagare il nostro desiderio di fare chiarezza ma è ovvio che i due emisferi del cervello umano sono interconnessi e agiscono relazionandosi. Ecco, allo stesso modo, un’azienda innovativa dovrà creare un’interconnessione tra le potenzialità creative custodite nelle menti delle risorse umane e quelle analitico-razionali programmate nei software dei dispositivi tecnologici.

Inoltre, è bene ricordare che il processo innovativo parte sempre da elementi preesistenti e richiede abilità come la competenza, la costanza, l’intuizione, l’esperienza. Solo così si raggiungono risultati significativi.

La creatività è tanto importante quanto la razionalità e va allenata nei contesti aziendali, dove il ristagno costituisce l’ostacolo maggiore alla crescita. I leader e i manager hanno il compito di stimolare i processi creativi al pari di quelli razionali. Le risorse, d’altro lato, devono automatizzare i processi razionali accogliendo il supporto delle tecnologie e dedicare del tempo alla scoperta di nuovi modi di fare immaginando soluzioni alternative.

Le regole: come seguirle senza farci bloccare

Che siano definite come regole o protocolli possiamo star certi che ogni azienda ha dei passaggi obbligatori per lo svolgimento di alcune attività. Si tratta di procedure consolidate nel tempo, frutto dell’esperienza e che, negli anni, si fossilizzano sempre più.

Ad esempio, le regole di ruolo. Un manager, il cui compito è quello di gestire, monitorare, controllare e amministrare, spesso svolge queste attività in maniera asettica, quasi a voler mettere una serie di check per fine giornata, valutando poco gli aspetti relazionali. Tale routine quotidiana è la tomba di qualsiasi processo creativo e innovativo. Un ruolo tanto importante dovrebbe, invece, essere dinamico per invogliare il cambiamento nelle risorse operative e lasciar spazio alla sperimentazione. Se le regole non si infrangono non si percorrono strade nuove che potrebbero portare all’innovazione.

Le regole in azienda, hanno, quindi, vita breve? No affatto, la creatività rompe delle regole ma ne stabilisce altre ugualmente valide. Avere delle procedure di riferimento, delle regole da trasmettere, è un passaggio vitale per la diffusione delle attività alle risorse operative.

Quando parliamo di automazione, e vogliamo che un determinato processo venga eseguito da un software, le regole sono fondamentali per programmare un algoritmo. In questo caso, le istruzioni servono per replicare con esattezza un’attività routinaria e al tempo stesso ci assicurano risposte certe e affidabili. Le macchine sono estremamente razionali e sebbene questo non lasci spazio al cambiamento al tempo stesso ci assicura una ripetibilità costante e standard. Sappiamo che se vogliamo modificare un’automazione basta riprogrammare il software.

Innovazioni: la creatività deve essere utile e funzionale

Innovare [dal lat. innovare, der. di novus «nuovo»] indica; “rinnovarsi, riacquistare forza, vigore, efficienza”. Tali parole sono le chiavi che permettono ad un’azienda di differenziarsi acquisendo un vantaggio competitivo e il miglioramento produttivo. Per innovare non servono solo competenze ed esperienza ma sono fondamentali le idee e le menti creative. È da un potente brainstorming che vengono fuori nuovi progetti e germogliano i semi del cambiamento. Tuttavia è bene non confondere la creatività con l’innovazione.

Per creare qualcosa di nuovo è indispensabile partire da un’idea ma è altrettanto necessario che essa sia anche utile. Ciò che non è utile non è innovativo ma resta solo un esercizio di creatività. Illuminante è la definizione di innovazione data da Jules Henri Poincaré, matematico, fisico e filosofo francese, nel testo “Scienza e Metodo”:

“È attraverso la scienza che dimostriamo, ma attraverso l’intuizione scopriamo. […] Inventare consiste proprio nel non costruire le combinazioni inutili e nel costruire unicamente quelle utili, che sono un’esigua minoranza. Inventare è discernere, è scegliere […] fra tutte le combinazioni che si potranno scegliere, le più feconde saranno quelle formate da elementi tratti da settori molto distanti. “

La velocità con cui si lavora oggi sta erodendo il tempo che dovremmo dedicare al processo creativo. L’operatività è fatta di processi e le procedure di routine che ci impediscono di aprire la finestra per guardare al di fuori della realtà produttiva in cui siamo immersi. Eppure il contesto in cui agiamo si evolve costantemente e il confronto resta l’unica carta che ci permette di competere sul mercato.

Automazione vs capacità umane

Le fasi di un processo creativo

Cosa posso fare per innescare un processo innovativo? Non necessariamente creare un prodotto o un servizio nuovo. L’innovazione spesso riguarda un nuovo modo di fare, un nuovo processo o modello di business. Possiamo, infatti, distinguere le innovazioni che migliorano i processi e le tecnologie da quelle dirompenti che comportano una sfida e una trasformazione con l’obiettivo di entrare in un nuovo mercato.

Ma come si sviluppa un processo creativo? Quello che l’università di Harvard identifica come “design thinking” è un framework di innovazione che si compone di 4 fasi :

  • chiarire: individuare un problema, capire quali sono le esigenze dei consumatori e cosa cercano sul mercato.
  • ideare: è qui che entra in gioco la creatività. Bisogna produrre idee che prevedano la risoluzione del problema identificato durante la fase di ricerca con proposte innovative
  • sviluppare: si cerca di capire quanto la soluzione scelta tra quelle proposte sia utile ed efficace
  • implementare: si comunica l’idea per generare interesse e favorirne l’adozione.

Essere un'azienda innovativa significa far leva sull'equilibrio di due elementi fondamentali: la creatività e la razionalità Condividi il Tweet

Analisi dei dati: interpretazioni nuove per l’aggiornamento dei dataset

Analizzare i dati in modo asettico, classificandoli in fogli di calcolo o software che ci offrono variazioni o percentuali non è un processo utile che però guarda al passato. Quando osserviamo i dati, attivando la parte creativa del nostro cervello, gli stessi numeri che una settimana fa ci mostravano un incremento o una flessione ora diventano l’input del processo innovativo finalizzato al miglioramento di un’attività.

Certo, magari questo guizzo creativo è un’attività più idonea ad un manager che ad un data scientist ma è importante che nel team ci sia una figura che abbia tempo e attitudine ad estrapolare dai dati non solo modelli predittivi o storici ma anche spunti per rinnovare i flussi di acquisizione e classificazione.

Quindi se da un lato la razionalità meccanica e automatica dei software di intelligenza artificiale mi permette di analizzare in tempi rapidissimi un’enorme quantità di Big Data, dall’altra ho bisogno di intuito e creatività. Sarà quest’ultima a guidarmi tra i dati nell’esplorazione di nuovi mercati o nella sperimentazione di nuovi flussi o, più semplicemente, nella realizzazione di nuovi dataset che alimentano le automazioni.

Empatia: le emozioni e l’oggettività nel business

Oggi è difficile realizzare nuovi prodotti o servizi che soddisfino i bisogni evidenti dei consumatori perché il mondo globale ha già generato soluzioni per affrontare l’intera scala di Maslow . A cosa bisogna puntare quindi? Ai bisogni inespressi, quelli che il consumatore non sa neanche di volere. La strada che ci permette di scovarli mette in gioco le emozioni. Dobbiamo calarci nei panni dei nostri clienti, ascoltare quello che dicono del nostro prodotto o servizio e capire come migliorare la loro soddisfazione.

Se il nostro prodotto o servizio oltre a soddisfare un bisogno genera anche un’emozione, abbiamo vinto. I dati, infatti, dimostrano come una forte emozione si finalizza con l’acquisto anche se le caratteristiche tecniche o il prezzo di un determinato prodotto, ad esempio, non sono realmente vantaggiosi.

Un bravo venditore è quello che sa entrare in contatto con il potenziale cliente empaticamente. Il prodotto che vende di più è quello che ha una storia da raccontare perché in un mondo di numeri, scadenze e rapporti sempre più digitali le persone hanno bisogno di emozionarsi. Per non parlare di lavori, come quello del medico, in cui il rapporto empatico con il paziente è parte della buona riuscita di un percorso terapeutico.

La razionalità arriva dove l’empatia prende il sopravvento, dove le emozioni, siano esse positive o negative, non permettono ad un manager di analizzare correttamente un dato contesto o la funzionalità di un prodotto/servizio. È questo il momento in cui serve una considerazione oggettiva. La valutazione oggettiva di un fenomeno va fatta ragionando nel concreto, attraverso dati, statistiche e percentuali di fattibilità. Questi sono processi in cui le emozioni non trovano spazio.

Costanza: i picchi creativi e la continuità razionale

Tralasciando gli artisti o coloro che con la creatività intellettuale ci lavorano quotidianamente, in azienda l’atto creativo è un evento legato ad un particolare momento. Certo dobbiamo distinguere tra l’idea geniale, già frutto di un processo creativo, e che genera innovazione, dalla semplice creatività quotidiana: ovvero quella legata ad modo nuovo per svolgere un’attività anche banale. Tuttavia si tratta di un processo altalenante.

Dall’altro lato abbiamo l’approccio razionale che punta proprio sulla costanza. Soprattutto se pensiamo ai ragionamenti svolti da un software automatizzato. Innescato un flusso logico sperimentato e collaudato lo si ripete generando sempre lo stesso livello di performance. Questo mi assicura risultati costanti.

La connessione tra l’emisfero creativo e quello razionale serve a spostare l’asticella e aumentare il livello di produttività aziendale. Lì dove la creatività mi cambia il modo di agire, la razionalità lo rende funzionale e lo applica con costanza nel tempo.
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