Adozione cloud computing: quali sono gli step chiave del processo

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In azienda, ormai, non esiste reparto che può svolgere la sua attività senza raccogliere e analizzare dati. Un prodotto della digitalizzazione è anche questo: migliaia di dati grezzi che per trasformarsi in informazioni di valore devono essere archiviati ed elaborati correttamente. Ogni azienda sceglie quale potrebbe essere il luogo più consono in base alla tipologia di accesso, alla quantità di spazio e alla rapidità di elaborazione che necessita. Ma se si scelgono soluzioni di cloud computing quali dovrebbero essere i passaggi chiave per una corretta adozione? Vediamoli insieme.

Perché dovrei adottare il cloud computing in azienda?

Quando si sceglie di percorrere una nuova strada la prima riflessione da fare riguarda i potenziali vantaggi che, in questo caso una soluzione di cloud computing, potrebbe offrire al nostro business.

Per la scelta dobbiamo prima comprendere le differenza tra cloud computing, edge computing ed edge cloud. Abbiamo dedicato un intero articolo all’argomento in quanto ci sono diverse variabili da considerare in merito alla prossimità dell’archiviazione e dell’elaborazione del dato.

In generale, l’adozione di una soluzione di cloud computing, consente l’uso di server remoti accessibili da qualsiasi luogo e offre una maggiore flessibilità nell’accesso e nella gestione dei dati. Questa versatilità è fondamentale non solo per le dinamiche interne all’azienda, ma diventa essenziale in un contesto sempre più globalizzato, dove l’agilità e la rapidità nell’accesso alle informazioni ci permetteranno di rispondere rapidamente ai cambiamenti del mercato.

Con il cloud computing, le organizzazioni possono liberarsi dagli oneri legati alla gestione di un’infrastruttura IT fisica, ottenendo così la libertà di adattare le risorse tecnologiche in base alle esigenze del momento e garantendosi l’accesso a tecnologie di punta. Questo approccio non solo riduce i costi operativi ma, come vedremo, accresce anche la resilienza dell’azienda di fronte a potenziali difficoltà, configurandosi come un investimento strategico e lungimirante.

In particolare, per le organizzazioni di piccole e medie dimensioni, il cloud computing rappresenta una scelta vantaggiosa anche in termini di sicurezza, offrendo soluzioni più robuste contro le intrusioni e rafforzando la protezione dei dati aziendali.

Passiamo ora ai passaggi chiave necessari affinché l’implementazione del cloud computing apporti concretamente i vantaggi precedentemente descritti.

Primo step: valutazione e pianificazione

Se non conosciamo le esigenze di archiviazione ed elaborazione dati della nostra azienda non possiamo scegliere quale soluzione cloud ci permetterebbe di ottenere risultati migliori. Quindi, il primo passo da compiere è un’analisi dello stato attuale.

Iniziamo con una valutazione dei processi e dei dati aziendali che raccogliamo ed elaboriamo. Ovvero:

  • Identifichiamo quali processi sono più adatti al cloud, considerando fattori come la frequenza di accesso ai dati, la necessità di scalabilità e la sensibilità delle informazioni;
  • Valutiamo anche le aree in cui il cloud può offrire miglioramenti, come l’efficienza operativa o la collaborazione.
  • Esaminiamo le implicazioni di sicurezza e conformità, assicurandoci che i dati sensibili siano gestiti in modo conforme alle normative vigenti.

Chiarito lo stato attuale, possiamo procedere con l’analisi dell’infrastruttura IT esistente per decidere cosa spostare sul cloud e cosa mantenere on-premise, considerando la sensibilità dei dati e i costi. L’ultimo passo di questa fase sarà quello di definire gli obiettivi dell’adozione del cloud, che guideranno i passaggi successivi e misureranno il successo del progetto.

Per ogni step l’infografica seguente riprende quali sono i focus a cui, secondo Gartner, bisogna prestare attenzione. Il primo riguarda proprio la progettazione della strategia. Bisogna orientarsi verso soluzioni facilmente integrabili e allineate con gli obiettivi a lungo termine dell’azienda. In questo modo otterremo, in termini di efficienza operativa, risultati concreti in tempi brevi e in grado di conferire il giusto valore al nostro business.

adozione cloud computing

Secondo step: Valutazione dei fornitori e strategia di migrazione al cloud

Compresa la mole dei dati che gestiamo, si può passare alla valutazione di uno o più fornitori tra le soluzioni presenti sul mercato. La scelta dipenderà da variabili quali: i costi, la sicurezza, la conformità alle normative, la scalabilità e il livello di supporto offerto. Ogni azienda ha esigenze uniche, e il fornitore ideale dovrebbe essere in grado di rispondere alle singole specificità.

In generale, si parte dalla scelta tra diversi tipi di servizi cloud:

  • Infrastructure-as-a-Service (IaaS) fornisce l’infrastruttura di base;
  • Platform-as-a-Service (PaaS) offre piattaforme su cui sviluppare applicazioni;
  • Software-as-a-Service (SaaS) mette a disposizione software pronti all’uso.

Se optiamo, inoltre, per una strategia multi-cloud conviene definire un fornitore primario. Questa scelta, non solo semplifica la gestione e l’integrazione tra diverse piattaforme cloud, ma garantisce anche un punto di riferimento chiaro e una linea guida per le operazioni cloud dell’azienda.

Definita la soluzione ottimale si passa alla strategia di migrazione al cloud, ovvero un piano dettagliato che descrive come un’azienda sposterà le sue risorse digitali (dati, applicazioni e servizi) dall’infrastruttura IT esistente a un ambiente cloud. Questa strategia dipende dalla scelta del tipo di cloud (pubblico, privato, ibrido) e definisce le priorità di migrazione, l’analisi dei costi e dei benefici, e l’identificazione di eventuali sfide tecniche e operative. Questi passaggi sono propedeutici al terzo step: la definizione di un’architettura cloud in linea con gli obiettivi definiti nel piano strategico.

Prima di passare al terzo step ricordiamo di prestare attenzione alla pianificazione della sicurezza e della compliance. La soluzione cloud scelta deve rispettare rigorosamente le normative di sicurezza e privacy, proteggendo i dati aziendali sensibili e assicurando la conformità a standard e leggi specifici. Questo è vitale non solo per la protezione dei dati, ma anche per guadagnarsi la fiducia dei clienti e rispettare gli obblighi legali e etici dell’azienda.

Terzo step: progettazione e sviluppo delle applicazioni per il cloud

La strategia di migrazione stabilisce il “cosa” e il “come” del passaggio al cloud, mentre l’architettura cloud definisce la struttura e l’organizzazione di queste risorse una volta migrati. Questo significa che la strategia di migrazione e l’architettura cloud devono essere allineate per assicurare che la transizione sia fluida, sicura e che le risorse cloud vengano utilizzate nel modo più efficace ed efficiente possibile.

Bisogna progettare applicazioni resilienti, ovvero in grado di gestire e recuperare l’operatività rapidamente. Riprendersi da eventuali problemi, come errori di sistema, guasti hardware o interruzioni di rete significa garantire la continuità operativa e la protezione dei dati nel cloud. Questo approccio si concentra sulla creazione di applicazioni capaci di continuare a funzionare anche in condizioni avverse, utilizzando strategie come la duplicazione dei dati, la distribuzione su più server o zone geografiche e sistemi di backup automatici. Il plus delle applicazioni resilienti è la loro capacità di auto-ripararsi, rilevando guasti e attuando azioni correttive automatiche.

Fate attenzione se avete scelto di affidarvi a un solo cloud provider. Questa scelta può limitare la flessibilità e il potere contrattuale, aumentare il rischio di dipendenza (vendor lock-in), e rendere l’azienda vulnerabile a interruzioni del servizio.


Adottare una solida strategia di cloud computing riduce i rischi associati alla gestione dei dati e massimizza l'efficienza dell'investimento necessario per integrare questa soluzione nei flussi aziendali. Condividi il Tweet

Quarto step: implementazione del cloud e sviluppo delle architetture ibride

Se la vostra azienda rientra tra quelle che necessitano di un’elevata personalizzazione, di specifiche esigenze di conformità e sicurezza, o che operano in settori che richiedono un’elaborazione dati sia locale che remota, l’architettura ibrida è la soluzione ottimale.

Ci siamo spostati dalle fasi strategiche e organizzative e quelle operative e di uso delle soluzioni cloud impostate nei passaggi precedenti. Sviluppare architetture ibride significa sfruttare al meglio sia le risorse on-premise sia quelle nel cloud.

Implementare architetture ibride con cloud distribuito significa unire il sistema informatico interno di un’azienda (quello che si trova fisicamente nei suoi uffici o data center) con risorse di calcolo e archiviazione disponibili su internet, ovvero nel cloud. Questo mix crea un sistema flessibile che può adattarsi a diverse esigenze, combinando il meglio del controllo e della sicurezza interna con la praticità e l’espandibilità del cloud. Non a caso è stato scelto da Gartner come soluzione ottimale.

Altro suggerimento che rientra in questa fase è la scelta di adottare un approccio cloud-native con contenitori e serverless. Cosa si intende? Che le aziende possono realizzare applicazioni che non solo rispondono alle esigenze attuali, ma sono anche pronte per le future innovazioni tecnologiche, assicurando così un’infrastruttura IT agile, scalabile e pronta per il futuro.

A differenza delle applicazioni tradizionali, che possono essere adattate per funzionare nel cloud, le applicazioni cloud-native sono costruite da zero con l’ambiente cloud in mente, permettendo loro di integrarsi più strettamente e di operare più efficacemente in questo contesto. I contenitori offrono un modo efficiente per impacchettare e distribuire queste applicazioni, garantendo portabilità e scalabilità. Parallelamente, grazie all’architettura serverless gli sviluppatori possono concentrarsi sullo sviluppo del codice senza occuparsi anche dell’infrastruttura.

Quinto step: ottimizzazione e gestione continua del cloud

Una volta implementato, il cloud computing garantisce l’operatività per la quale è stato progettato ma non il completo ritorno sull’investimento. Mi spiego. Per assicurarci di ottenere il massimo dall’investimento, economico e organizzativo, che abbiamo sostenuto è cruciale puntare sull’ottimizzazione e sulla gestione continua. Questo non solo implica una vigilanza tecnica regolare per identificare e risolvere tempestivamente eventuali problemi, ma richiede anche un’attenzione costante verso l’evoluzione delle minacce alla sicurezza, assicurando che le difese siano sempre aggiornate e efficaci.

Un altro aspetto chiave dopo l’adozione del cloud è l’ottimizzazione dei costi. Il cloud offre l’opportunità di ridurre i costi operativi, ma ciò richiede una gestione oculata delle risorse. Analizzare regolarmente l’utilizzo del cloud aiuta a identificare eventuali sprechi di risorse e a regolare l’allocazione in base alle esigenze reali. Inoltre, mantenere le applicazioni aggiornate con gli ultimi miglioramenti e funzionalità del cloud è essenziale per massimizzare l’efficienza e sfruttare al meglio le potenzialità della piattaforma.

Infine, non dimentichiamo, che anche un feedback costante dagli utenti e una valutazione periodica dell’impatto del cloud sull’azienda danno i loro frutti. Da una lettura dei commenti possiamo, ad esempio, identificare le aree di miglioramento e pianificare future espansioni o miglioramenti nell’uso del cloud.

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Sesto step: formare chi utilizzerà le soluzioni di cloud computing

Strutture, tecnologie e processi funzionano se le risorse umane ne comprendono appieno il loro funzionamento. La formazione, in questo caso parte dalla spiegazione generale del funzionamento delle nuove soluzioni e arriva alla comprensione profonda delle pratiche, dei principi e delle potenzialità del cloud.

I dipendenti dovranno, da un lato sentirsi a proprio agio quanto utilizzano queste tecnologie e dall’altro, essere in grado di sfruttarle per migliorare l’efficienza e l’innovazione all’interno dell’organizzazione. Questo implica un impegno costante nell’aggiornamento delle competenze e nella formazione continua, per tenere il passo con l’evoluzione rapida del panorama tecnologico.

Come assicurare una cultura dell’apprendimento continua? Attraverso programmi di formazione strutturati, workshop e sessioni di apprendimento pratico. Oppure, sfruttando le risorse online, come corsi e certificazioni offerti dai fornitori di cloud.

Se vogliamo assicurarci che l’investimento formativo sia stato assimilato potremo, ad esempio, organizzare progetti interni che permettano ai dipendenti di mettere in pratica le nuove competenze in un ambiente controllato, promuovendo così l’apprendimento attraverso l’esperienza diretta.

Il divario di talenti, nel cloud ma in generale in ogni nuova implementazione, si colma puntando su un impegno costante nell’educazione, nella pratica, nella condivisione delle conoscenze e nell’essere proattivi informandosi continuamente sulle news di settore.

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